Pensieri e Parole Tracy Hogg
Tracy Hogg, la sola e unica.
16 ottobre 2012
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Non so per voi, ma io non ho mai avuto una gran passione per i bambini altrui, né mi era mai capitato di passare del tempo con un neonato.
La testa che sballonzola all’indietro, il pianto disperato, i racconti dei genitori… erano tutte cose che mi mettevano i brividi. Alice è stata la prima neonata che ho preso in braccio. Ed è stato uno shock. Seduta immobile per 20 minuti con lei che mi dormiva accoccolata addosso.

PER QUESTO IO AMO TRACY HOGG.
E’ la donna che ha salvato il mio equilibrio psicologico, la nostra vita di coppia e la sanità mentale di nostra figlia, e lo fa da quando Alice è nata e ancora oggi.
E’ lei che ci ha accompagnati con la sua sicurezza, semplicità e dolcezza ed aiutato ad entrare in contatto con questo nuovo esserino: interpretarne il pianto, osservarne i movimenti, gestire l’allattamento e il sonno, condividere l’esperienza in coppia e affrontare le incertezze che ci travolgono una volta che ci ritroviamo a quattr’occhi con la nostra “nuova” bambina.

Detto questo, Tracy Hogg è morta 10 anni fa. Nessun blog a cui rivolgerle domande, nessun intervento su Io Donna. Ma nei suoi libri ho trovato risposta ad ogni mia domanda. Giuro.

MA CHI ERA TRACY HOGG?

Era una gran tipa. Dalle foto sembra un’americana col sorriso tipico della casalinga strafatta di cocktail.
Nulla di più lontano dalla realtà.
Infermiera. Inglese. Specializzata in Puericultura. Con due palle così. 
Ha lavorato per anni con i bambini colpiti da disabilità fisiche e mentali, sviluppando una incredibile sensibilità per il linguaggio non verbale di neonati e bambini. E’ così che si è guadagnata l’osceno soprannome di “Baby Whisperer”. La donna che sussurrava ai bambini. Che però rende l’idea. Emigrata in America, si è dedicata alla consulenza diretta ai genitori in difficoltà. E qui ha pubblicato tutti i suoi libri, oggi i miei vangeli. 

COSA HA DI TANTO ECCEZIONALE TRACY HOGG?

Non ha nulla di eccezionale. Non offre soluzioni miracolose. Non ci regala tesi estreme come il co-sleeping ad oltranza o “lascialo piangere che poi si adatta”.

E’ la voce del buon senso. 

E’ un appiglio semplice e sicuro, fondamentale quando siamo in preda a tempeste ormonali, carenza di sonno, ragadi  e nervi a fior di pelle. E’ quella che ti dice: offri a tuo figlio la sicurezza di una routine ben strutturata. Dagli degli orari fissi, da subito. Dagli i suoi spazi, da subito. Rendi regolare la sua vita (e così la tua). E osservalo. Ascoltalo. Da subito.
Con una routine a cui appoggiarti, sarai in grado di leggere con sempre più facilità quello che ti sta comunicando: prima di tutto con il suo pianto (il primo strumento a disposizione per comunicarti le sue sensazioni) e con i movimenti del suo corpo (perché non tutto è colica).
E ancora. Costruita così la cornice del suo tempo, sarai in grado di reagire al meglio alle anomalie: se il bambino piange da un’ora e ha mangiato 20 minuti fa
, non ficcargli la tetta in bocca, respira, chiudi la porta un attimo. Raccogli i pensieri se no andrà a finire che prenderai decisioni di cui pentirai. Il pianto è il suo linguaggio. Torna di là, osserva. Ragiona. Aspetta a dire che è una colica. Pensa. Ascoltalo. Raffronta. Cambia strategia.

E’ chiara e semplice.

I suoi libri sono divisi per argomenti (sonno, cibo, attività etc) e facilissimi da consultare a seconda della necessità del momento. Ci sono tantissimi esempi pratici, tra i quali ognuno può trovare quello in cui rispecchiarsi. Trovate uno schema per ogni necessità. Potete sbizzarrirvi con le sue risposte alle domande di altri genitori, che sono sempre un pò le nostre.

Non è mai giudicante.

Ti racconta il suo modo di entrare in contatto con i neonati, regalandoti i segreti per riuscire a farlo a tua volta. Ti dice: se seguirai queste regole, raggiungerai il risultato. Sarà più o meno difficile a seconda del carattere di tuo figlio, ma ce la farai. Allo stesso tempo è consapevole dei limiti e delle necessità di ciascuno, degli oneri delle mamme e del casino della giornata media di noi genitori. E’ per questo che mai nelle sue parole sentirai strisciante la sensazione che non seguire i suoi consigli voglia dire non essere un buon genitore. E non è poco, soprattutto all’inizio, quando sono tutti lì pronti a dispensare consigli non richiesti.

VABBE’ MA COSA DEVO CHIEDERE IN LIBRERIA?

Il linguaggio Segreto dei Neonati, se hai un neonato per le mani o, ancora meglio, se ancora non è nato. Qui Tracy ci da gli strumenti per entrare in contatto con nostro figlio: sonno, cibo, pianto, tempo, coppia. Per noi ha funzionato alla grande: Alice dorme serena nel suo letto, per tutta la notte da quando ha 2 mesi…
Parole d’ordine: routine, ascolto, costanza.

Il linguaggio segreto dei bambini, se devi fare i conti con un figlio tra 1 e 3 anni.
Per imparare come rispettare la voglia di indipendenza e di sperimentare dei bambini, con il rispetto delle regole della famiglia e della società.
Dai primi passi allo sviluppo del linguaggio, dall’asilo nido allo spannolinamento, dalle scenate in pubblico alla gestione della cena al ristorante.
Parole d’ordine: dialogo, rispetto, regole.

Per tutti e due i libri, la versione originale in inglese è ancora meglio, perché l’edizione è in un formato più adatto alla consultazione.
Se poi non avete problemi con l’inglese, vi consiglio The Baby Whisperer Solves all your problems (by teaching you to ask the right questions).
La summa del metodo che Tracy Hogg consiglia per capire come è fatto tuo figlio, che tipo di genitore sei e qual’è l’equilibrio migliore per tutti: perché un figlio deve far parte della famiglia, non dominarla.
Che mi sembra un’ottima prospettiva…

Sono troppo melensa? Scusate, ma parlo da innamorata.
E voi c
he mi dite, la conoscevate?

Ditemi la vostra nei commenti!

Baciba 

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There are 5 comments

  • Barbara scrive:

    Ma soprattutto Tracy Hogg punta sul fatto che un bambino è un individuo, con le sue esigenze e particolarità personali, fin dalla nascita e anche prima. Ci insegna a rispettarlo. La parola d’ordine è OSSERVARE. Stabilire un rapporto basato sull’individualità, nostra e loro. Infilandoci dentro anche la nostra emotività e l’amore che proviamo. Meraviglioso.

    • vali scrive:

      Davvero meravigliosa.
      Trattare un bambino come un individuo a sé è qualcosa di talmente ovvio, che troppe volte si rischia di dimenticarsene…

  • Chiara scrive:

    Questa signora mi ha accompagnato dolcemente durante gli ultimi due mesi di gravidanza. È stato davvero bello. Talmente bello che mi accingo ad acquistare il secondo in preda ad una certa frenesia. Frenesia indotta palesemente dall’amore che ho appena letto in questo blog.

    • vali scrive:

      Ciao Chiara, è la stessa identica sensazione che ha trasmesso a me: quella di essere accompagnata dolcemente:)
      Vedrai che il secondo sarà altrettanto di aiuto, per le sfide che questi gnomi ci lanciano ogni giorno… anzi ogni minuto!
      Spero di rivederti da queste parti:)

  • aliko scrive:

    ne avevo già sentito parlare…ma tu me ne hai fatto proprio innamorare. Anche io ho sempre dato ai miei due figli degli orari ben precisi per fare le cose e ti dirò è stato un ottimo consiglio!!!!

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